I mobili della nonna

Cosa fare con i mobili usati ereditati dalla nonna? Quale è il loro prezzo? Come posso valutarli? Cosa conviene tenere e cosa vendere?

L’incipit di questo articolo è composto da 4 domande che spesso mi sento rivolgere dai miei clienti. Premesso che ogni caso è differente e che per “mobile della nonna” intendiamo oggetti che vanno dal 1900 al 1950, senza pretesa di analizzare in questo articolo le categorie e gli stili possibili, prenderemo in esame l’arredamento di una camera da pranzo e da letto cercando di rispondere in maniera esaustiva alle domande iniziali, punto per punto.

Cosa fare con i mobili usati della nonna?

La qualità di questi mobili paragonata a quelli di oggi è senza ombra di dubbio migliore sia per i materiali di costruzione che per le tecniche. Con un buon restauro si avranno mobili che quasi sicuramente vivranno più di noi. Quindi una buona risposta sarebbe “tenerli” con cura (questo senza scomodare il loro valore affettivo).

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Quale è il loro prezzo? Come posso valutarli?

Chiaramente non è possibile fare delle stime generalizzate per tipo di mobile, ma possiamo fornirvi degli elementi sui quali ragionare. Sul prezzo influiscono vari fattori: bisogna tenere conto che questi mobili sono stati fabbricati per le esigenze e le case che c’erano allora, quindi, generalmente, gli armadi da camera da letto, il letto, il buffet e il contro buffet, il tavolo (se non allungabile) sono pezzi difficilmente vendibili rispetto ai comodini, comò, tavolo allungabile e così via, che restano dei pezzi ancora funzionali e richiesti. Poi, altra cosa è lo stato di conservazione che è uno degli elementi chiave per la valutazione. Per le sedie c’e un capitolo a parte poiché bisogna vedere bene se sono mai state attaccate da tarli (puoi approfondire qui www.restauromobiliroma.it) , a quale stile appartengono e quale sia lo stato dell’eventuale tappezzeria presente.

Cosa conviene tenere e cosa vendere?

Mi è più facile dire cosa non vorrei. Sicuramente mobili dove l’attacco dei tarli è stato o è molto esteso, sedie che hanno avuto delle rotture strutturali, o che presentano chiodi sugli incastri; mobili che presentano tarlo lungo o che hanno parti molto imbarcate o spaccate; poi vado a vedere se su molti punti del mobile l’impiallaccio presenta bolle o è rotto e se i mobili sono stati tenuti per molto tempo all’esterno o hanno subito un immersione in acqua dovuta ad allagamento.

Questi sono tutti danni che sono in parte rimediabili con un ottimo restauro, ma in una certa misura saranno sempre un punto debole dei vostri mobili.

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Io ne ho parlato anche in un intervista al Tg2 Costume e Società, eccola

La lucidatura a gommalacca: prodotto e metodo

Avete restaurato un mobile, sia esso d’epoca oppure in stile, seguendo le procedure standard e adesso siete alle fasi finali per cui vi occorre un prodotto per la lucidatura e il mantenimento? Perfetto, allora vi occorre la gommalacca, un materiale che ancora oggi trova impiego nella lucidatura dei mobili per conservare la tecnica di produzione dell’originale e preservarne il vissuto o “pàtina”.

Possiamo affermare che uno dei nostri vanti è la lucidatura a tampone. Il nostro laboratorio, in continua ricerca di nuove tecniche e materiali, ne ha migliorato con gli anni il procedimento, arricchendolo di componenti e segreti appresi anche da mastri liutai, creando così un collegamento tra queste due arti e, alla fine, realizzare un prodotto di alta qualità (in vendita questo mese in offerta, vedi qui). 

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Ma vediamo tecnicamente di cosa si tratta.

Perchè la gommalacca? E’ un composto naturale con una composizione chimica simile a quella dei polimeri sintetici, ed è quindi considerata una plastica naturale. La gommalacca viene utilizzata su legno per impedire spurgo di resina e si impiega nella lucidatura dei mobili, sia d’epoca oppure in stile, per conservare la tecnica di produzione dell’originale e preservarne il vissuto o “pàtina”. Un tempo si riteneva comunemente che fosse ottenuta dalle ali di insetti indiani ma in realtà, la gommalacca è ottenuta dalle secrezioni dell’emittero femmina, ed è raccolto dalla corteccia degli alberi su cui lo deposita per ottenere una salda presa sull’albero. Una volta purificata, la sostanza prende la forma di scaglie di colore giallo/bruno. È stata usata dalla metà del XIX secolo per produrre piccoli oggetti come cornici, scatole, articoli da toeletta, gioielleria, calamai ed anche protesi dentarie. Oggi è usata con il metodo tradizionale per rifinire la mobilia durante la fase della lucidatura, una delle operazioni di restauro del mobile, e viene eseguita dopo aver effettuato tutte le fasi precedenti. (vedi tutorial)

Avete dubbi o domande in proposito? Scriveteci o commentate anche sulla nostra fanpage e se vi va condividete, grazie. RMR